L'invenzione erudita della Roma Antica in Fellini: la villa dei suicidi e la sua proiezione alla fine degli anni sessanta

Authors

DOI: https://doi.org/10.6018/imafronte.709821
Keywords: Fellini, Satyricon, villa dei suicidi, ricezione classica, adattamento letterario, cinema d’autore

Abstract

La realizzazione cinematografica di Fellini a partire dal Satyricon di Petronio si colloca tra le opere più personali del regista. Per trasporre in immagini le essenze del testo, egli ritiene necessario evitare qualsiasi tentazione di ricostruzione di tipo archeologizzante e preservare la natura stessa del romanzo, configurato come una sorta di mosaico eterogeneo e frammentario. Un’atmosfera distante e perturbante, dominata dall’onirismo, deve prevalere su un realismo mimetico e riconoscibile. Uno degli episodi più singolari del film è denominato nella sceneggiatura come la villa dei suicidi, breve narrazione assente nell’opera originale. Attraverso questa invenzione degli sceneggiatori, F. Fellini e B. Zapponi, viene offerta allo spettatore una serie di chiavi interpretative che consentono di proiettarsi nella Roma del I secolo d.C., un mondo remoto e affascinante, mediante una modalità creativa fondata su una marcata erudizione. Tuttavia, al contempo, la (ri)costruzione della vita di quell’epoca si ispira a codici contemporanei, riconducibili ai movimenti giovanili della fine degli anni Sessanta, verso i quali il regista italiano non cela la propria curiosità e simpatia.

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Published
30-07-2026
How to Cite
Salvador Ventura, F. (2026). L’invenzione erudita della Roma Antica in Fellini: la villa dei suicidi e la sua proiezione alla fine degli anni sessanta. Imafronte, (33), 255–267. https://doi.org/10.6018/imafronte.709821
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Section
Articles